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ANNO 2000 (DI IGNACIO RAMONET) |
da Le Monde Diplomatique, dicembre 1999
di Ignacio Ramonet
Giunti alle soglie del 2000, mitica data che per lungo tempo è stata sinonimo del futuro e che sarà ormai il nostro presente, come non interrogarsi sullo stato attuale del mondo?
Fenomeno centrale: tutti gli stati sono coinvolti nella grande dinamica della globalizzazione. Si tratta di una seconda rivoluzione capitalista, che raggiunge ogni angolo del pianeta, ignorando tanto l'indipendenza dei popoli quanto la diversità dei regimi politici.
La Terra conosce così una nuova era di conquiste, come ai tempi delle scoperte e delle colonizzazioni. Ma mentre nelle precedenti imprese espansionistiche erano protagonisti gli stati, stavolta sono le imprese e i conglomerati, i gruppi industriali e finanziari privati che intendono dominare il mondo. Mai prima d'ora i padroni della terra sono stati in numero tanto ridotto; e mai sono stati tanto potenti. Le loro sedi si trovano nella Triade Stati uniti, Europa e Giappone ma per una buona metà, questi gruppi hanno le loro basi negli Stati uniti. E' un fenomeno fondamentalmente americano.
Negli ultimi vent'anni, questa concentrazione del capitale e del potere ha subito una formidabile accelerazione, sotto l'effetto delle rivoluzioni tecnologiche dell'informazione. E a partire dal prossimo millennio assisteremo a un nuovo balzo in avanti, con le nuove capacità di dominare le tecniche genetiche di manipolazione della vita. La privatizzazione del genoma umano e la generalizzazione dei brevetti della materia vivente aprono al capitalismo nuove prospettive di espansione. Si prepara una mega- privatizzazione di tutto ciò che attiene alla vita e alla natura, favorendo l'avvento di un potere probabilmente più assoluto di quanto la storia abbia conosciuto finora. Più che alla conquista dei paesi, la
mondializzazione punta alla conquista dei mercati. Questo potere moderno non si preoccupa dell'espansione territoriale, come ai tempi delle grandi invasioni, ma vuole impossessarsi delle ricchezze.
A questa conquista si accompagnano distruzioni impressionanti.
In tutte le regioni, intere industrie sono brutalmente abbattute, con le sofferenze sociali che ne derivano: disoccupazione di massa, sottoccupazione, precarietà, esclusione. Cinquanta milioni di disoccupati in Europa, un miliardo di disoccupati o sottoccupati nel mondo Supersfruttamento degli uomini, delle donne e cosa più scandalosa ancora dei bambini: 300 milioni di loro sono vittime della sua brutalità. La globalizzazione è anche saccheggio planetario. I grandi gruppi stanno depredando l'ambiente con mezzi smisurati; e traggono profitto dalle ricchezze della natura, che sono il bene comune dell'umanità. Lo fanno senza scrupoli e senza freni. A tutto questo si accompagna la criminalità finanziaria
legata agli ambienti affaristici e alle grandi banche, che riciclano somme per oltre mille miliardi di dollari l'anno più del prodotto nazionale lordo di un terzo dell'umanità. La mercificazione generalizzata delle parole e delle cose, dei corpi e delle menti, della natura e della cultura, aggrava sempre più le disuguaglianze. Mentre la produzione mondiale dei prodotti alimentari di base rappresenta più del 110% del fabbisogno, ogni anno 30 milioni di persone muoiono di fame, e il numero dei sottoalimentati supera gli 800 milioni. Se nel 1960 il 20% più ricco della popolazione mondiale disponeva di un reddito trenta volte maggiore di quello del 20% più povero, oggi il reddito dei più ricchi è maggiore
di 82 volte! Sui 6 miliardi di abitanti del pianeta, solo 500 milioni vivono nel benessere, mentre i bisognosi sono 5,5 miliardi. Un mondo rovesciato.
Le strutture statuali, come quelle sociali tradizionali, sono spazzate via in maniera disastrosa. Un po' dovunque, nei paesi dei Sud, gli stati si sfasciano. E si sviluppano zone del non diritto, entità caotiche e ingovernabili, che sfuggono a ogni legalità per sprofondare in uno stato di barbarie, dove soltanto gruppi di saccheggiatori sono in grado di imporre la loro legge depredando la popolazione civile. Appaiono pericoli di nuovo tipo: il crimine organizzato, le reti mafiose, la speculazione finanziaria, la grande corruzione, l'estendersi delle nuove pandemie (l'aids, il virus ebola, la malattia di Creuzfeld- Jacob ecc.), le forme virulente di inquinamento, i fanatismi religiosi o etnici, l'effetto
serra, la desertificazione, la proliferazione nucleare ecc.
Mentre apparentemente la democrazia e la libertà trionfano su un pianeta ormai largamente liberato dai regimi autoritari, paradossalmente le censure e le manipolazioni ritornano in forze, sotto aspetti diversi. Nuove seducenti versioni dell'"oppio dei popoli" propongono una sorta di "migliore dei mondi", distraendo i cittadini e tentando di distoglierli dall'azione civica e rivendicativa. In questa nuova era dell'alienazione, quella della world culture, della "cultura globale" e dei messaggi planetari, le tecnologie della comunicazione giocano più che mai un ruolo ideologico centrale per imbavagliare il pensiero.
Tutti questi cambiamenti, rapidi e brutali, destabilizzano i dirigenti politici, i quali spesso si sentono sopraffatti da una globalizzazione che cambia le regole del gioco, lasciandoli in parte impotenti. I veri padroni del mondo non sono infatti coloro che in apparenza detengono il potere politico.
Ecco perché i cittadini moltiplicano le mobilitazioni contro i nuovi poteri, come si è visto recentemente in occasione del vertice dell'Organizzazione mondiale del commercio a Seattle. E restano convinti che, in fondo, lo scopo della globalizzazione, agli albori del nuovo millennio, è la distruzione del collettivo, l'appropriazione della sfera pubblica e sociale da parte del mercato e del privato. E sono decisi ad opporvisi.
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