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INTERVISTA CON PADRE JAEGER SULLA CONFERENZA DI ANNAPOLIS (26/11/2007)

Ascolta l'intervista con padre Jaeger 

Alla vigilia della Conferenza di pace di Annapolis, si riaccendono le speranze della comunità internazionale per il Medio Oriente. Intervista con padre David Jaeger, della Custodia francescana di Terra Santa

Mancano meno di 24 ore all’attesa Conferenza di pace sul Medio Oriente. Ai lavori ad Annapolis, negli Stati Uniti, prenderanno parte negoziatori israeliani, palestinesi e diversi rappresentanti della comunità internazionale. Nel pomeriggio, il presidente americano, George Bush, incontrerà il premier israeliano, Ehud Olmert, ed il presidente palestinese, Abu Mazen. Al vertice - ha confermato il direttore della Sala Stampa vaticana, e nostro direttore generale, padre Federico Lombardi - è stata invitata anche la Santa Sede. Quali risposte devono arrivare dalla Conferenza di Annapolis per rendere reale il progetto di due Stati democratici - Israele e Palestina - che vivano fianco a fianco in pace e sicurezza? Risponde al microfono di Amedeo Lomonaco, padre David Jaeger, della Custodia francescana di Terra Santa:
 
R. - Credo che la prima cosa, fosse anche l’unico risultato, sarebbe quella di avviare concretamente il negoziato di pace con l’obiettivo preciso del Trattato di pace definitivo tra la nazione palestinese e quella israeliana.
 
D. - Il movimento radicale Hamas ha dichiarato, però, che i palestinesi non terranno conto delle eventuali decisioni che saranno prese alla Conferenza. Questo è un ostacolo reale?
 
R. - No, non costitusice alcun ostacolo perché l’Organizzazione per la liberazione della palestina, l’OLP, che internazionalmente - e anche e soprattutto nel mondo arabo - è riconosciuta come il solo, legittimo rappresentante del popolo palestinese. Per cui, quello che direbbero organizzazioni o individui che sono al di fuori dell’OLP, non dovrebbe avere nessun impatto.
 
D. - L’Iran critica, poi, i Paesi arabi che parteciperanno ai lavori, accusandoli di "scarsa intelligenza politica". Come si pone in generale oggi il mondo arabo di fronte al difficile processo di pace israelo-palestinese?
 
R. - Innanzitutto, l’Iran non è un Paese arabo e, quindi, il suo atteggiamento non ha nessun impatto sui Paesi membri della Lega Araba. I Paesi arabi seguono molto da vicino queste aperture, queste prospettive di negoziati di pace di Israele con i palestinesi, per mettere su compiutamente quella cerchia di pace.
 
D. - Alla Conferenza di Annapolis, si prevede un’ampia partecipazione internazionale. Quale significato assume, in particolare, l’annunciata partecipazione della Siria?
 
R. - Confermerebbe, concretamente, quanto è stato più volte dichiarato negli ultimi anni dalla presidenza siriana, di voler anch’essa arrivare ad un Trattato di pace con Israele e di chiedere l’apertura di negoziati concreti di pace tra le due nazioni.
 
D. - Quali sono le aspettative della Chiesa di Terra Santa per la Conferenza di Annapolis?
 
R. - Umanamente parlando, le future condizioni e prospettive di vita della Chiesa in Terra Santa dipendono dalla pace. In mancanza di pace, si avverte la crescita della militanza di organizzazioni islamiste nei Territori occupati: ne abbiamo avuto la conferma a Gaza negli ultimi mesi.

Per la Radio Vaticana, Amedeo Lomonaco, 26 novembre 2007

 

 

 

 

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