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SANT'ANTIMO ALLESTITA LA MOSTRA 'ANGELI NEL
DESERTO' (17/12/2004) |
“ANGELI
NEL DESERTO”. E’ IL TITOLO DELLA MOSTRA VISITABILE DA
DOMANI FINO A DOMENICA PROSSIMA NELLA SEDE DEL COMUNE DI
SANT’ANTIMO E DEDICATA AI BAMBINI DELLA PERIFERIA DI
LIMA. L’ESPOSIZIONE È PATROCINATA DAL SEGRETARIATO
SOCIALE DELLA RAI, DALL’AMBASCIATA DEL PERÙ PRESSO LA
SANTA SEDE E DALLA DIOCESI DI CARABAYLLO
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Intervista con mons. Antonio Riboldi, frate Fernando e
Gabriele Capone -
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La
vita quotidiana di uomini, donne e bambini che vivono tra
agglomerati di baracche e strutture precarie costruite
sulla sabbia della costa del Pacifico. E’ questa la
cornice degli scatti della mostra fotografica “Angeli
nel deserto” curata da Alessandro Iasevoli e incentrata
sui disagi e le sofferenze della gente della periferia
nord di Lima. L’esposizione, il cui ricavato sarà
destinato alla realizzazione di un centro culturale in
Perù,
sarà allestita da domani fino a domenica prossima
nell’atrio della Casa comunale di Sant’Antimo, in
provincia di Napoli. |
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Periferia
nord di Lima |
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All’inaugurazione della mostra, che
costituisce anche una testimonianza della solidarietà di
religiosi e laici verso i più poveri, è prevista tra gli
altri la partecipazione del vescovo emerito di Acerra,
mons. Antonio Riboldi, al quale Amedeo Lomonaco ha chiesto
il significato di questa iniziativa.
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“Questa
iniziativa rappresenta un fatto grande ed umanitario.
L’umanità si fa su queste piccole cose che messe
insieme fanno sentire come la Chiesa non sia distante da
queste realtà. Questa mostra ha il merito di dire a chi
la visita: “Guardate, noi siamo impegnati ad essere là,
come angeli veri”.
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Mons.
Riboldi |
Sulla
difficile situazione dei bambini della periferia di Lima,
ai quali è dedicata la mostra, ascoltiamo la
testimonianza di frate Fernando, missionario comboniano
che conosce bene la realtà del Paese andino.
R.
- Molti bambini devono lavorare se vogliono vivere. C’è
poi una percentuale molto alta di donne abbandonate e
quindi il bambino non può studiare e viene sfruttato; a
questi bambini non viene permesso di vivere l’infanzia
con dignità.
D.
- Quali le sfide e le priorità per la Chiesa in Perù?
R.
- Dovrebbe essere una Chiesa più profetica. Una Chiesa
che sappia annunciare, ma che sappia anche denunciare le
situazioni di ingiustizia e di povertà ancora presenti in
Perù. Una Chiesa che esca un po’ dalle sacrestie e vada
ad incontrare i poveri.
Il
ricavato della vendita del catalogo con le fotografie
esposte nella mostra sarà finalizzato alla costruzione di
una biblioteca nella periferia della capitale peruviana.
Ma come incentivare la costruzione di questi ponti
culturali e diffondere la solidarietà tra i popoli?
Risponde Gabriele Capone, direttore della biblioteca
comunale di Sant’Antimo:
R.
- La conoscenza di altre culture e realtà sociali è
radicata nella natura stessa dell’uomo. Ma,
paradossalmente, la società globalizzata sta inibendo
questa capacità. La biblioteca, luogo di conoscenza per
eccellenza, deve proporre iniziative capaci di veicolare
questo interesse e la curiosità dell’individuo – e
soprattutto dei giovani – verso realtà lontane. Per
questo è sembrato opportuno ed appropriato curare
l’allestimento di questa mostra fotografica. E vale
ancora di più per una comunità come la nostra che
rappresenta il sud dell’opulento mondo occidentale. La
biblioteca, grazie alla tecnologia, deve costruire dei
ponti in grado di avvicinare i popoli coinvolgendo il
maggior numero di persone possibile attraverso i valori
della conoscenza e della solidarietà.
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Per
la Radio Vaticana Amedeo Lomonaco, 17 dicembre 2004

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