lunedì,
26 gennaio 2004
Situato
in una posizione strategica dell'Asia centrale
l'Afghanistan ha sempre pagato a caro prezzo la sua
condizione di stato cuscinetto e guerre ed occupazioni
militari straniere hanno contrassegnato la storia, recente
e non, di questo paese.
L'attuale
conflitto arriva dopo la decennale occupazione sovietica
del suolo afghano e la cruenta guerra civile che seguì il
ritiro dell'armata russa nell'89. Ed è proprio nel
periodo della guerra civile, causata dal caos politico in
cui versava il paese in quegli anni, che si crearono i
presupposti che porteranno alla guerra ancora in corso.
Durante
gli scontri tra le etnie tagike e uzbeke - tra il '92 e il
'94 - cominciò ad emergere il movimento dei Talebani
(letteralmente studenti coranici), provenienti dalle
scuole coraniche sunnite del Pakistan, che li appoggiò
nella loro avanzata e nella loro gestione del potere.
Sotto la guida del loro leader spirituale, il mullah Omar
- a sua volta legato col gruppo terrostico di Osama bin
Laden, al Qaeda - nel 1995 i talebani prendono Herat, nel
'96 Kandahar mentre due anni più tardi cade anche Kabul.
Nel paese
viene istituita la sharia (la legge
islamica) e una stretta osservanza ai dettami del corano,
come il divieto di scoltare musica o di andare al cinema.
Alle donne è imposto di indossare il burqa e il divieto
allo studio e al lavoro. Nel 2001, in seguito alla
campagna di "distruzione degli idoli" , vennero
abbattute le millenarie staue del Buddha a Bamiyan.
Tutto questo avviene nel più totale disinteresse della
comunità internazionale, mentre l'unica resistenza al
regime talebano è rappresentata dall'alleanza istituita
tra le minoranze etniche del paese, conosciuta come
Alleanza del Nord.
Tra il
'96 e il '97 bin Laden (che aveva lasciato il paese dopo
il ritiro delle truppe sovietiche) torna in Afghanistan ed
organizza alcuni campi di addestramento della sua
organizzazione; nel mirino dei terrosti ci sono gli Stati
Uniti.
Il 7 agosto del 1998 al Qaeda attacca le ambasciate
americane in Tanzania e Kenya; di rimando, nel corso dello
stesso mese, i bombardieri americani attaccano dei
presunti campi di addestramento di al Qaeda al confine con
il Pakistan.
Il 12 ottobre del 2000 viene attaccata la nave da guerra
Uss Cole, ancorata nel porto di Aden, di fronte alle coste
yemenite.
La mattina dell'11 settembre 2001 al Qaeda sferra i suo
attacchi terroristici su suolo americano. Due aerei si
schiantano sulle Twin Tower di New York causandone il
collasso, mentre un terzo si abbatte sul Pentagono, a
Washington.
In
seguito a questi attacchi, che gli Usa prontamente
imputano a bin Laden ed alla sua rete terroristica,
l'Afghanistan - accusato di dare ospitalità allo sciecco
saudita - viene attaccato dalle forze aeree
anglo-americane con l'intento di abbattere le
infrastrutture terroristiche presenti nel paese e il
regime talebano, ripristinando la democrazia. I
violentissimi raid cominciano il 7 ottobre e spianano la
strada all'avanzata delle truppe dell'alleanza del Nord.
Kabul cade il 13 novembre, mentre i primi di dicembre
viene presa Kandahar, roccaforte dei Talebani. Ma nè bin
Laden nè Omar cadono in mano americana.
Lontani
dall'essere disciolti i Taliban si sono ritirati sulle
montagne afghane e lì hanno ricominciato a
riorganizzarsi, adottando quella strategia di guerra a
bassa intensità già sperimentata in passato e che ha
permesso, tra l'altro, la liberazione dall'occupazione
sovietica. Inoltre gli aiuti logisti, militari e politici
provenienti dalle popolazioni pakistane che vivono al
confine tra i due paesi, hanno permesso una forte ripresa
della guerriglia contro le truppe della coalizione guidate
dalla Nato e contro le neo-costituite forze di sicurezza
afghane fedeli al governo Karzai, tanto che in più di
un'occasione i bombardieri americani sono tornati in
azione.
Attualmente
le zone di maggiore frizione sono il nord del paese, dove
le ripetute tregue conseguite non hanno sedato i
combattimenti tra le fazioni uzbeke e tagike, e
soprattutto quelle al confine con il Pakistan, a sud e ad
est. Durante la scorsa estate la forte rispresa militare
dei talebani nel sud-est ha causato scontri violentissimi
con le forze della coalizione, che hanno risposto anche
con attacchi aerei. Da agosto ad oggi, secondo stime
ufficiali, sarebbero circa 400 le persone che hanno perso
la vita in questi scontri; tra le vittime molti
combattenti talebani ma anche uomini della coalizione,
operatori umanitari e molti civili.
La
posizione centrale che ricopre in Asia centrale ha fatto
dell'Afghanistan un crocevia di vitale importanza per
motivi di equilibri politici e di transiti commerciali
rendendolo, da sempre, preda di dominazioni straniere.
Mentre l'era antica lo vede oggetto di ripetute invasioni,
fra cui quelle arabe che portarono nel paese l'Islam, la
storia più recente racconta invece dei tentativi di
Russia e Gran Bretagna di annoverarlo nella propria sfera
di influenza.
Estendendosi
tra i possedimenti russi del Caucaso meridionale e a
nord-ovest dell'India, ex colonia britannica,
l'Afghanistan divenne l'ago della bilancia degli equilibri
di questa regione. L'Inghilterra, preoccupata
dell'espansione russa, cercò di controbilanciare la
situazione tentando di invadere più volte il paese,
rafforzando così anche la frontiera a nord-ovest della
sua colonia indiana. Tutto questo costerà al paese tre
guerre con la Gran Bretagna, l'ultima delle quali, un
conflitto-lampo combattuto all'indomani della Prima Guerra
mondiale, porterà all'indipendenza del paese (1919),
sancita in via definitiva nel 1921.
Dal 1907,
infatti, un accordo anglo-russo aveva deciso del destino
del paese e l'Afghanistan era uscito, momentaneamente,
dalla sfera di influeza russa diventando una sorta di
protettorato britannico.
E' in questo periodo che viene istituita la cosiddetta
linea Durand, il confine tra Afghanistan e Pakistan che ha
però di fatto separato nei due paesi il gruppo etnico dei
pashtun che ancora oggi reclama una propria indipendenza e
il riconoscimento del Pashunistan come loro madre patria.
L'uomo
del passaggio all'indipendenza, re Amanullah, restò al
potere per dieci anni, dal 1919 al 1929 quando venne
deposto a causa di una serie di riforme che scontentarono
sia il clero islamico che gli ambienti militari. Gli
successe Nadir Shah, che abolì molte delle riforme da lui
adottate. Nel 1931 venne promulgata una nuova costituzione
che istituì di fatto un'oligarchia reale che escludeva la
popolazione da ogni tipo di decisione. Nadir Shah venne
assassinato nel'33 e a succedergli fu il figlio Muhammad
Zahir Shah, ultimo re del paese, che restò al potere per
trent'anni, dal 1933 al 1973.
Durante
questo trentennio la situazione rimase quella di sempre,
con una ristretta oligarchia che deteneva l'intero potere
malgrado l'approvazione, nel 1964, di una nuova
costituzione di tipo parlamentare. L'influenza sovietica
aiutò, tuttavia, la formazione di nuove forze politiche e
sociali e nel 1973 Zahir Shah venne deposto con un colpo
di stato organizzato da suo cugino Daud Khan, che si pose
a capo dello stato.
Il golpe,
avvenuto mentre il re si trovava in Italia (dove resterà
fino alla caduta del regime talebano ndr.), venne
organizzato da Daud con l'ausilio delle due ali (il
Parcham ed il Khalq ) di una formazione politica di
sinistra nata nel 1965, il PDPA (People's Democratic Party
of Afghanistan). Salito al potere, però, Daud mise nei
posti chiave uomini a lui fedeli marginalizzando gli
alleati politici.
Daud
venne visto con sospetto anche dall'Unione Sovietica.
Seppur non discostandosi mai dalle scelte del Blocco
sovietico Daud iniziò una politica di apertura nei
confronti di India, Iran e di alcuni paesi arabi
produttori di petrolio come Arabia e Iraq. Inoltre il
mancato perseguimento di alcuni obiettivi come la ripresa
economica, l'accentramento sempre più marcato di potere
nelle sue mani e l'intolleranza nei confronti di ogni tipo
di opposizione portarono il Parcham ed il Khalq ad
organizzare un nuovo colpo di stato che vide perire Daud
nell'aprile del '78 e la nascita della Repubblica
democratica dell’Afghanistan (RDA).
In questo
periodo le ingerenze sovietiche sono determinanti nella
storia del paese e si preparano i presupposti
dell'invasione dell'armata rossa. Il Khalq sale al potere
e tesse dei rapporti di equilibrio con il Parcham. I due
leader più insigni del Khalq, Taraki e Hafizullah Amin,
ricopriranno le cariche rispettivamente di primo ministro
e ministro della difesa, mentre Karmal, del Parcham,
ricoprirà la carica di vice di Taraki. Ma la rivalità
tra Taraki e Amin porterà all'uccisione di Taraki nel
1979. Amin prese il potere grazie anche all'iniziale
sostegno dell'Unione Sovietica che però capì poco dopo
che la fede al dogma marxista-leninista di Amin non poteva
avere seguito in un paese islamico e conservatore come
l'Afghanistan.
Amin
venne quindi giustiziato e la guida del paese passò nelle
mani di Bebrak Karmal. Nel frattempo l'organizzazione e
l'espansione dei gruppi gruppi islamici - spalleggiati da
Iran, Pakistan e Cina - contro il governo degli
"infedeli" comincia a porre seri problemi
all'Unione Sovietica, preoccupata che questi si potessero
estendere anche alle sue repubbliche di Turkmenistan,
Uzbekistan e Tagikistan. Temendo la costituzione di una
repubblica islamica a ridosso dei suoi confini, l'Unione
Sovietica nel 1979 decise di invadere il paese. Temendo
un'avanzata russa in Asia meridionale anche gli Stati
Uniti decidono di intervenire in questo conflitto
appoggiando i gruppi islamici; così, attraverso il
Pakistan, cominciano ad entrare gli approviggionamenti
militari americani.
Si unisce
alla resistenza anche Osama bin Laden, arrivato in
Pakistan all'inizio degli anni 80, che formò dei campi di
addestramento per le reclute venute dall'estero. Inoltre
fra questi c'è anche un personaggio ormai noto alle
cronache di guerra afghane, Gulbuddin Hekmatyar. Questi
avrà stretti rapporti con il regime talebano e
attualmente è una delle massime figure della nuova
resistenza anti-americana in Afghanistan.
Il protrarsi della guerra e il suo alto costo, sia in
termini economici che umani, indusse i sovietici al ritiro
delle sue truppe, completato nel febbraio dell'89.
Preoccupazione
del Cremlino fu di lasciare un governo su cui poter
contare, mentre i gruppi islamici non vedevano alternativa
all'instaurazione di un regime islamico e quando, dopo il
ritiro russo, il potere passò nelle mani di Najibullah -
nuovo leader del PDPA - questi venne visto dalla
popolazione come l'uomo del controllo sovietico in
Afghanistan. Alla sua estromissione, nel 1992, seguì la
guerra civile e l'ascesa del regime talebano.
Dall'occupazione
sovietica ad oggi l'Afghanistan non ha più vissuto un
solo giorno di pace ed è arrivato al suo ventiquattresimo
anno di guerra.
Fonte: www.warnews.it
