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Il
dramma dei profughi in Ossezia
Nel
Caucaso è drammatica la situazione dei profughi:
secondo la Croce Rossa Internazionale, gli
sfollati sono almeno 40 mila. Sulla situazione dei
profughi in Georgia ascoltiamo, al microfono di Amedeo
Lomonaco, Giulia Laganà,
dell’Ufficio Stampa dell’ACNUR, l'Alto
Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati:
R.
- La situazione, al momento, è abbastanza confusa
e le informazioni in nostro possesso non sono
molto precise per quanto riguarda il numero di
persone costrette a fuggire dalle proprie case,
sia verso l’Ossezia del Nord sia dall’Ossezia
del Sud, dove si svolgono i combattimenti. Altri
poi fuggono dall’Ossezia del Sud verso le altre
località della Georgia. Quello che sappiamo, da
quello che riferiscono le autorità è che si
tratta di parecchie migliaia di persone sia verso
nord che verso sud. Le nostre attività, per il
momento, si sono limitate ad offrire ai governi
della Federazione Russa e della Georgia la nostra
disponibilità ad entrare in azione e ad offrire
assistenza umanitaria. Finora, i governi non ci
hanno chiesto aiuto e noi comunque siamo pronti
con una serie di kit di emergenza, soprattutto per
quanto riguarda gli alloggi e i ripari di
emergenza; si tratta di beni non alimentari che
vengono invece forniti dal PAM, il Programma
Alimentare Mondiale.
D. - Per aiutare le persone in fuga dagli
scontri l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite
per i Rifugiati ha chiesto la creazione di un
corridoio e un accesso umanitario in Ossezia del
Sud...
R. - Ieri l’Alto commissario Antonio Guterres
ha chiesto ai governi sia della Federazione Russa
che della Georgia di aprire due corridoi
umanitari: uno verso nord, in Ossezia del nord, e
uno verso sud, in Georgia. In tarda serata i
governi hanno risposto positivamente. Sono stati
aperti questi corridoi umanitari che permetteranno
sia alla popolazione civile di fuggire verso
luoghi più sicuri, sia agli operatori umanitari
di avere accesso a queste persone in condizioni di
incolumità, garantendo anche che non vengano
feriti o uccisi operatori umanitari e anche
giornalisti.
D. - Per rendere virtuosi questi corridoi è
essenziale che le parti rispettino i principi
umanitari e garantiscano la sicurezza della
popolazione. In questo senso avete delle
rassicurazioni?
R. - I governi hanno offerto rassicurazioni.
Resta da vedere se le parti in causa rispetteranno
questi principi; noi ovviamente ce lo auguriamo.
La situazione, certo, è molto difficile, anche
perchè le parti in causa sono più d’una, vi
sono anche ribelli separatisti in gioco, quindi ci
auguriamo che tutti rispettino questi principi e
questa promessa di garantire l’incolumità dei
civili e degli operatori umanitari. Noi, come
ACNUR, abbiamo sei uffici in Georgia e siamo
responsabili per una popolazione che già prima
della guerra oscillava sulle 275 mila persone tra
sfollati interni e rifugiati. E’ una situazione
pregressa, molto complessa nella zona del Caucaso.
D. - Cosa può determinare l’eventuale
ingresso nel conflitto anche dell’Abkhazia?
R. - Questo procurerebbe un ulteriore numero di
rifugiati e di sfollati verso la Georgia e verso
altre regioni della Federazione Russa. Noi ci
auguriamo che il conflitto non si estenda e non si
acuisca, soprattutto per quanto riguarda questi
civili già duramente provati da decenni di
conflitti e di situazioni di sradicamento. In
tutte queste repubbliche autonomiste o regioni
della Georgia, dei Paesi confinati della
Federazione Russa, ci sono consistenti popolazioni
che sono rifugiate ormai da 15 anni o anche di più.
Un ulteriore sfollamento sarebbe per loro un
trauma e un’ulteriore difficoltà in una
situazione già molto difficile.
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