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L’ambasciatore Renato Ruggiero ha diretto la World trade organization
(Wto) e si è dedicato a un paziente e delicato lavoro di tessitura di accordi
multilaterali intesi ad avvicinare le politiche commerciali e unificare i
mercati attraverso il progressivo smantellamento delle barriere agli scambi
internazionali ed è personalmente convinto che liberalizzare il commercio
significhi non solo favorire la creazione di ricchezza ma anche promuovere la
pace e la tutela dei diritti umani su tutto il pianeta.
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Ruggiero si sofferma prima di tutto sul fatto che,
mentre l’intero pianeta si è dotato di nuove regole negoziate e accettate da
tutti, la sostanza di queste regole non viene sufficientemente spiegata in
Italia dove un argomento cosi’ importante rimane confinato tra pochi
specialisti anziché diventare materia di comune riflessione.
I giovani e le famiglie italiane sarebbero
certamente sensibilizzati se ricevessero un segnale forte e chiaro, un segnale
che non si limiti solo ad elencare i rischi della globalizzazione ma si
riferisca anche alle grandi opportunità che derivano dalla globalizzazione.
La rivoluzione informatica ha già mostrato di
avere un impatto significativo sulla crescita economica e la creazione di nuovi
posti di lavoro. Negli Usa, nel 1996, i posti di lavoro nei settori a tecnologia
avanzata hanno contribuito dal 20 al 25 % alla crescita dei salari e dei
redditi, mente il contributo di questi stessi settori al prodotto interno lordo
ha raggiunto i 420 miliardi di dollari con un aumento del 15% rispetto
all’anno precedente.
Intere popolazioni dell’Africa e dell’Asia
stanno passando dall’età della pietra, o quasi, all’età del computer e
questo significa che se un paese anche a forte industrializzazione, come
l’Italia, non compie il necessario aggiustamento, potrà rapidamente perdere
il suo vantaggio.
L’opinione pubblica, prosegue Ruggiero, sta
prendendo coscienza di quel che significa unità economica dell’Europa. Come
l’Unione Europea, tutte le unioni doganali e le zone di libero scambio che in
varie parti del mondo l’hanno presa a modello, come la Nafta, il Mercosur o
l’Asean si troveranno di fronte a nuovi dilemmi. Le unioni regionali, pur non
cessando di rappresentare un fatto evolutivo rispetto alle vecchie ottiche
nazionali, possono anche rivelarsi strumenti antagonisti rispetto alla realtà
emergente di un ‘economia senza frontiere.
In altri termini, se i gruppi di paesi che fanno
parte di entità regionali commetteranno l’errore di considerarsi delle
supernazioni fatalmente si riprodurranno i limiti e le tensioni del passato e
nuove barriere doganali, nuovi protezionismi, persino nuove guerre, saranno
possibili perché “dove le merci non possono liberamente attraversare le
frontiere, lo faranno i soldati”. Gli effetti della rivoluzione in atto
plasmano un nuovo rapporto tra economie avanzate ed economie in via di sviluppo:
esigono nuovi contatti tra governi e cittadini e nuovi legami tra i popoli,
trascendono culture, classi sociali, nazionalità e definiscono una nuova
dimensione dell’integrazione economica, una dimensione appunto “senza
frontiere” tale da imprimere un’ulteriore accelerazione allo sviluppo in
gran parte del mondo.
I
fattori geografici, temporali e i confini nazionali influiranno molto poco sulle
scelte economiche e l’accresciuto quadro di concorrenza e competitività andrà
a vantaggio dei consumatori, delle piccole e medie imprese e dei paesi in via di
sviluppo che oggi non hanno quasi nessuna possibilità di competere sul mercato
mondiale. L’economia si baserà sempre più sull’informazione e
l’informazione, in sempre maggior misura, sarà la risorsa strategica, la
forza dell’integrazione e la chiave del successo. L’economia senza frontiere
non è necessariamente legata ad alcuna area geografica o ad alcun paese
specifico ma è mobile e può essere sviluppata ovunque, tra gruppi e persone
che risiedono in punti diversi del pianeta. Potenzialmente tale economia
rappresenta quindi, un fattore di uguaglianza, nel senso che la diffusione della
tecnologia tende a creare ovunque pari opportunità. Ruggiero prevede
l’avvento di un’era di “capitalismo senza contrasti”, intendendo che il
libero accesso all’informazione ci condurrà vicino ad un “mercato
perfetto”, cioè ad un mercato esente dai tradizionali difetti del sistema.
Per
esempio molte comunità oggi arretrate salteranno intere fasi dello sviluppo per
accedere direttamente alla generazione della telefonia senza fili, evitando
perfino gli alti costi necessari a costruire una infrastruttura di cavi. I
baricentri di ricchezza fluttueranno e le possibilità di prosperità si
diffonderanno ovunque ma la globalizzazione favorirà solo coloro che avranno
voglia di darsi da fare. La globalizzazione inoltre, garantisce la multiformità
perché la dimensione mondiale è data dall’interdipendenza crescente di tutti
i paesi e non dall’appiattimento degli uni sugli altri.
Ruggiero conclude la propria riflessione sostenendo
la necessità di spingere il processo nelle direzioni in cui
avrà sicuramente effetti positivi:
la
scienza, l’informazione, la medicina, gli standard tecnici e la formazione
professionale.