Nei paesi più poveri si
vive meglio grazie al mercato internazionale.
Dalla globalizzazione non
si torna indietro. I suoi effetti negativi non sono imputabili né alle
multinazionali né a quelle istituzioni considerate dai no-global degli
autentici mostri come, per esempio, il Fondo Monetario Internazionale,
l’Organizzazione Mondiale del Commercio o la Banca Mondiale, né,
tantomeno, al neoliberismo. Ma, piuttosto, alla Politica, che non ha fatto
tutto ciò che doveva per evitare questi effetti negativi. Dopo tanti
libri che hanno illustrato le ragioni dei no-global, eccone uno che spiega
le ragioni della globalizzazione e ne prende le difese. Non perché
l’autore ritenga che la globalizzazione sia la soluzione di ogni
problema, ma perché ritiene che sia un fenomeno dal quale si possono
trarre grandi benefici per ciascuno di noi, e soprattutto, per i più
poveri. A condizione, appunto, che la si governi. Attraverso l’esame dei
dati e dei documenti più recenti sull’argomento, Paolo Del Debbio
dimostra che fermare o anche solo rallentare il cuore pulsante della
globalizzazione sarebbe letale soprattutto per i Paesi più poveri, che
non vanno difesi dalla globalizzazione ma aiutati a “navigarci”
dentro.
In Asia, scrive Del Debbio,
nel 1980 solo 5 persone su 10 guadagnavano più di 2 dollari al giorno; la quota
è aumentata a 8 persone dieci anni più tardi. Nel frattempo, tra il 1978 e il
1997, l'espansione delle libertà politiche e civili è stata del 10 per cento
nelle società più esposte alla globalizzazione, mentre la libertà si è
ristretta dell'11-17 per cento negli stati meno esposti all'integrazione
economica internazionale.
Va detto, peraltro, che gli
errori non sono mancati. Ma la tesi di Del Debbio è che, comunque, rallentare
l'espansione dell'economia di mercato sarebbe letale per i paesi più poveri. Da
questo punto di vista, non vanno censurati gli enti finanziari che i no global
invece demonizzano: il Fondo monetario, la Banca mondiale, l'Organizzazione del
commercio (Wto).
Perchè gli errori commessi in
nome del liberismo non vanno imputati alle istituzioni ma alla politica. Da
liberale, Del Debbio punta molto al rispetto dei diritti individuali, ma anche
dell'ambiente. Rafforzare le istituzioni che possono garantire questi diritti,
dall'Agenzia mondiale per l'ambiente all'Organizzazione internazionale del
lavoro, può fornire il giusto contraltare al temuto potere delle
multinazionali.
Polemicamente l'autore
sottolinea come sui temi della globalizzazione la comunicazione sia stata
sostanzialmente monopolizzata dai no global ('anche questo significa
pensiero unico'), la cui ricetta si basa su un ethos mondiale costruito
per combattere il mercato. Le risposte, invece, vanno cercate in un ethos
di cui il mercato sia parte integrante e dove la partecipazione di un
crescente numero di uomini e donne sia indicata come un obiettivo da
perseguire. 'L'etica è un po' come un aquilone: riesce a volare, a
disegnare figure in cielo che possono servire da indicazioni di percorso
sulla terra, perchè il filo cui è unito sta saldamente legato alla terra
stessa. Altrimenti non vola più e cade'. Coerentemente con questa
impostazione Del Debbio cerca di ridisegnare i contorni del welfare dei
Paesi ricchi. La rete delle tutele sociali deve essere la più elastica
possibile, deve servire a rilanciare le persone, fuori dalla rete stessa,
nel mercato del lavoro."
Paolo Del Debbio è
editorialista del”Giornale” e di “T.G.COM”. Insegna Etica Sociale
e Comunicazione all’Università IULM di Milano.
RIFERIMENTI
BIBLIOGRAFICI
DEL DEBBIO P., "Global"
- Mondadori