lunedì,
17 maggio 2004

Il quarto
popolo per grandezza del Medio Oriente. Venticinque
milioni di curdi, uniti da etnia e lingua comune, vivono
sparsi in una regione di circa 500mila kmq sotto 5 diverse
amministrazioni (Turchia, Siria, Iraq, Iran, Armenia).
La
maggior parte della popolazione della regione del
Kurdistan (12 milioni di persone) abita la zona orientale
della Turchia, 17 delle 67 province, dove le
rivendicazioni indipendentiste si trascinano da 30 anni in
un cruento e sanguinoso conflitto.
Le
attese frustrate per la nascita di uno stato kurdo dai Trattati
di Sevres (1920) e di Losanna (1923), passando
per la rivolta dell’Ararat (1930) finiscono per
coagularsi nella guerriglia (terrorista secondo Ankara,
Usa e UE) del Partiya Karkeren Kurdistan (PKK),
il Partito dei lavoratori curdi
fondato nel 1973 su forte ispirazione marxista.
La
ribellione contro il governo centrale, sostenuta in un
primo momento dalla Siria, scoppia nella metà degli anni
’80 causando oltre 35mila vittime. Dall’arresto del
leader del PKK Abdullah Ocalan, detto “Apo”,
avvenuto nel 1999, i ribelli curdi scelgono di abbandonare
la lotta armata per quella politica, alla scopo del
riconoscimento dei diritti civili e di maggiore
autonomia.
La
Turchia, scettica sul dietro front del PKK, considera i
curdi come parte integrante del paese “come turchi di
montagna”.
Nel
2002 il PKK cambia nome in Kongra Gell nel tentativo di
affacciarsi all'arena politica su nuove basi e nuove
credenziali. Tuttavia l’Unione Europea, sebbene molto
critica nei confronti della gestione dei diritti umani in
Turchia, ha messo al bando il Kongra Gel nel 2004.
Un
anno prima, in seguito al fallimento del governo di Ankara
nei progressi dei diritti civili dei curdi l’ex PKK
dichiara la fine del cessate il fuoco.
Il
conflitto in Iraq ha sparigliato nuovamente le carte della
secolare questione curda. Gli Stati Uniti assicurano
Ankara di opporsi alla creazione di uno stato kurdo
indipendente, ma numerose infiltrazioni di “peshmerga”
(guerriglieri curdi) in territorio turco hanno portato
nell’aprile del 2004 a vaste operazioni di
rastrellamento sulle montagne confinanti con il Kurdistan
meridionale (Iraq occidentale). Sporadici combattimenti
sono ripresi surriscaldando oltre il livello di guardia
l'intera regione.
Oltre
alle rivalità (sfociate in aperti conflitti) tra i due
partiti curdi iracheni, il PUK e KDP, ci
sono nuove turbolenze, malgrado le aperture siriane
alla minoranza curda (circa 2 milini di persone su
18milioni di siriani), provenienti dal Kurdistan
occidentale sotto l’amministrazione di Damasco.
Le
tensioni tra le comunità araba e curda sono scoppiate in
violenti scontri nel giorno dell’anniversario
del massacro di Halabja, dove nel 1988
5000 curdi furono uccisi da un attacco chimico lanciato
dall’esercito di Saddam Hussein. Nella campagna contro
la minoranza curda dell'ex dittatore iracheno morirono 180
persone.
Anche
in Iran, dove fu fondata la prima repubblica curda (1946),
i dissidenti del PDKI (Partito democratico curdo iraniano)
denunciano violenze e soprusi del regime di
Teheran.
Christian
Benna
Fonte:
www.warnews.it
