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PER RAVASI NELL'ERA GLOBALE PROLIFERA L'INTERESSE RELIGIOSO

 

Gianfranco Ravasi è prefetto della Biblioteca-pinacoteca Ambrosiana di Milano, membro della Pontificia commissione dei Beni culturali della Chiesa e docente di esegesi dell’Antico Testamento nella Facoltà teologica dell’Italia settentrionale. Per Gianfranco Ravasi ai nostri giorni le modalità di comunicazione e di incidenza sono molto mutate anche  per le religioni che, dopo un transitorio appannamento nella fase tutto sommato limitata della secolarizzazione, stanno registrando una tumultuosa reviviscenza.  

Il punto di partenza è quello della globalizzazione, fenomeno decisivo perché al suo interno si attua una profonda ricerca di comunione, di corresponsabilità verso i viventi, in particolare verso le creature umane.  

Questa tendenza rivela implicitamente e talora esplicitamente dimensioni spirituali (etica, estetica, fiducia, speranza, amore) che sono tipiche delle esperienze religiose.

La molteplice offerta di comunicazione genera possibilità di scambi, di collaborazione, di corresponsabilità, di comunione e di dialogo.

Tali relazioni acquistano particolare rilievo quando sono le varie fedi a entrare nei circuiti telematici e a confrontarsi e a comunicare i loro messaggi ma il discorso vale per tutti i rapporti interpersonali che vengono costruiti attraverso questi strumenti.

In essi si esalta la tendenza della persona ad aprirsi oltre il suo piccolo orizzonte varcando le frontiere nazionali, sociali e culturali ed infatti il cuore genuino della telematica è costituito dalla necessità di rompere la solitudine e quindi da una domanda di comunione, cioè di amore. L’apertura telematica può allargarsi verso l’alto, l’oltre e l’Altro divino ed è in questo snodo che si possono collocare le religioni coi loro messaggi genuini, con le loro proposte di salvezza, con le loro guide morali. La liturgia telematica è una testimonianza necessaria da offrire non solo per ragioni missionarie ma anche per motivi di servizio, di donazione, di generosità, di amore e di pace, motivi che sono strutturali alle varie religioni.

La nuova religiosità presenta però connotati anche sconcertanti; da un lato le grandi religioni, pur avendo ancora masse enormi di seguaci, arrancano nei confronti di una società in continua evoluzione e dall’altro, esplodono nuove espressioni religiose dai contorni impalpabili, inclini talora a sconfinare in club, sette, in movimenti fondamentalisti.

L’ingresso nell’immensa città telematica può inoltre produrre da un punto di vista strettamente religioso un duplice effetto negativo: da un lato la moltiplicazione delle proposte spirituali, spesso presentate in modo esasperato e “promozionale” può indurre un senso di relativismo che genera scoraggiamento, sospetto sistematico, perdita di orientamento e di senso morale e dall’altro lato, non poche religioni si presentano su queste vie in modo aggressivo favorendo tendenze fondamentalistiche e rigettando non solo ogni possibilità di dialogo ecumenico ma anche fomentando chiusure, ostilità e persino disprezzo nei confronti delle altre credenze.

Ma l’elemento centrale della relazione telematica/religiosità, frutto dell’era in cui viviamo, è la proliferazione dell’interesse religioso che è reso possibile dalla maggiore penetrazione e diffusione dei filari della comunicazione; accanto a quelli tradizionali delle varie confessioni, si sono aperti nuovi percorsi.

Gianfranco Ravasi continua la propria riflessione sostenendo che le religioni si affidano ancora agli strumenti classici della comunicazione ma si avviano contemporaneamente sui nuovi percorsi mediatici dove la galassia dei siti religiosi e affini reperibili su Internet ne costituisce la testimonianza più impressionante.

Sul fenomeno non si ha ancora un’analisi documentaria accurata e una riflessione sistematica pertinente anche se le grandi Chiese hanno riservato alla questione una certa attenzione in questi ultimi tempi, nella convinzione - come affermava Giovanni Paolo II - che si tratti del “primo areopago del mondo moderno”. Per stare alla Chiesa cattolica, la più compatta nell’azione e nella riflessione, si può fare riferimento a due documenti di un certo rilievo.

Il primo documento è il testo “Le comunicazioni sociali” emesso il 22 febbraio 1992 dal Pontificio Consiglio per le Comunicazioni sociali, il dicastero vaticano istituito a questo scopo.

Nel 1998, invece, un altro documento era stato dedicato alla Collaborazione ecumenica interreligiosa nei mass media.

Una miriade di altri documenti è, poi, offerta dalle varie Conferenze episcopali e dai singoli vescovi nelle loro diocesi.

Non mancano interventi anche di altre Chiese cristiane, più rari quelli delle varie confessioni che, comunque sono vigorosamente presenti nelle reti telematiche. In questo quadro il pluralismo religioso costituisce una precondizione della convivenza nel villaggio globale.  

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

AGNELLI A., "Fare giubileo nella globalizzazione" - Emi, 2000

KURTZ L. R. "Le religioni nell'era della globalizzazione" - Il Mulino

RADI L., "Futuro è tra noi: dalla sfida globale al dialogo interreligioso" - Cittadella, Assisi, 1998

TETTAMANZI D., "Globalizzazione: una sfida" - Piemme

 

 

 

 

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