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CARLINI: INTERNET E' GLOBALE, NON E' UN DOMINIO AMERICANO

 

Franco Carlini, laureato in fisica dal 1989 è giornalista professionista, segue i problemi delle tecnologie per il quotidiano “Il Manifesto” e per il settimanale “L’Espresso”. La rete Internet, la più grande rivoluzione delle nuove tecnologie - si chiede Carlini - è dominata da un pensiero unico, di stampo americano e per questo deve essere guardata con sospetto?  

Carlini

   I giornalisti e gli studiosi sono tra i più netti assertori di questo punto di vista ed anche molti critici di sinistra pensano in questo modo, all’interno di una discussione, talora un po’ ripetitiva, sulla globalizzazione.

   Che cosa infatti, più della rete, simboleggia e realizza ogni giorno questo processo di rottura dei confini nazionali, sotto la guida di una tecnologia e di una ideologia occidentale, anzi statunitense?

   La posizione preoccupata parte da alcuni dati di fatto inoppugnabili:

1)   è americana la tecnologia di base su cui Internet si è sviluppata, per di più con fondi militari, in epoca di guerra fredda e di competizione spaziale con l’Urss;

2)    americani sono anche tutti gli sviluppi hardware e software che trascinano Internet, che si tratti di fibre ottiche, di commutatori di centrale oppure di programmi di navigazione e di gestione dei server  sulla rete;

3)   inglese è il linguaggio-esperanto utilizzato;

4)   fondamentalmente americana è l’ideologia prevalente sulla rete, basata su un tecnoliberismo spinto, secondo il quale Internet si potrà sviluppare al meglio davvero soltanto se gli Stati Uniti non ci metteranno mano, né con interventi diretti economici, né con regole.

   Da queste considerazioni si può trarre la convinzione che Internet (ma in generale l’insieme di tutte le tecnologie dell’informazione e della comunicazione) sia il terreno e lo strumento di un nuovo e più dilatato dominio politico, economico, culturale.

   Non soltanto l’informazione e i saperi sono diventati una merce, ma questa merce ora vale il doppio sia perché è vendibile, spesso a caro prezzo, sia perché il suo possesso garantisce supremazia.

   Le guerre che si vanno scatenando sul copyright e sui brevetti, le due forme classiche di possesso privato della conoscenza, proprio a questo corrispondono. E sono battaglie legali che spesso contrappongono ricchi e poveri, Paesi in via di sviluppo e Paesi sviluppati.

   Internet finirebbe poi per essere un po’ come la Coca Cola: strumento di penetrazione se non di “corruzione” culturale. Infiltrandosi in ogni dove, tenderebbe ad annullare o a mettere nell’angolo le culture locali, rimpiazzandole con quella egemone del consumismo, di bevande gasate cosi’ come di contenuti informativi.

   A questa descrizione - prosegue Carlini - si possono muovere molte obiezioni, sia di tipo teorico (per gli elementi di eccessiva generalizzazione che contiene), sia di tipo pratico, perché presenta un quadro troppo omogeneo, dominato senza contraddizioni dalla globalizzazione unica.

   Le contraddizioni invece ci sono e chiunque provi a navigare per le pagine web ha una sensazione di grande diversità, piuttosto che di diffusa omogeneità.

  Tutte le lingue e tutte le opinioni, anche le meno rispettabili, riescono ad essere presenti e in qualche modo a farsi sentire.

   E’ vero poi che la grande maggioranza dei siti è americana ma negli Usa la curva sta appiattendosi e tendenze analoghe si riscontrano anche nella composizione della popolazione, dove l’originaria tipologia di utenti bianchi e maschi, si va modificando e cede spazio percentuale alle donne, sempre più numerose, e a “minoranze” etniche e linguistiche. Anche linguisticamente la rete non sarà più cosi’ americana né cosi’ inglese.

   Contrariamente a quanto verrebbe da pensare, insomma, Internet, pur cosi’ avvolgente e globale, non sembra assolutamente schiacciare individui e culture ma esalta ed enfatizza identità singole e di gruppo.

   Il motivo sta sia nella tecnologia sia nella cultura consolidata della rete: la prima è costituzionalmente decentrata ed economica, sia nella produzione, sia nella diffusione dell’informazione, mentre la cultura della rete, infine, chiama all’assunzione di responsabilità dirette e alla mistura di linguaggi e espressioni.

   L’assenza di centro e di idee unificanti viene criticata per l’inaffidibilità delle fonti e per l’eccessiva assenza di regole.

Dal caos e dalle microinterazioni locali, hanno spiegato da tempo i cultori delle matematiche non lineari, possono scaturire ordine e strutture.  

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

CARLINI F., "Chips & salsa. Storie e culture del mondo digitale", Manifestolibri, 1995

CARLINI F.,"Lo stile del Web. Parole e immagini nella comunicazione di rete" - Einaudi, Torino, 1999

CARLINI, F. "Internet, Pinocchio e il gendarme. Le prospettive della democrazia in rete" - Manifestolibri

 

 

 

 

 

 

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