L’economista Antonio Martino sostiene che il fenomeno della
globalizzazione è antichissimo, anche se in tempi recenti ha assunto
proporzioni senza precedenti.
La globalizzazione non è altro che
la versione contemporanea della rete di legami fra paesi diversi creata dalle
relazioni economiche internazionali, specie commerciali.
Da sempre la massima
“il commercio unisce, la politica divide”, cara agli economisti, viene
confermata dalla realtà dei
commerci internazionali: gli abitanti di paesi diversi e distanti, che spesso
hanno difficoltà nelle loro relazioni diplomatiche, sono uniti dal fatto che
acquistano prodotti la cui realizzazione comporta il lavoro e l’impegno degli
altri.
Non c’è bisogno di avere le stesse idee politiche, le stesse opinioni
religiose, di appartenere alla stessa etnia, o di parlare la stessa lingua per
intrattenere rapporti commerciali convenienti ad entrambi.
La maggior parte dei
prodotti di uso comune sono il frutto del lavoro e dell’iniziativa di persone
di paesi diversi, coordinate dal mercato.
La semplice matita, additata da Leonard Read come
esempio significativo del coordinamento internazionale realizzato dal mercato,
è il risultato dell’insieme di componenti prodotti in un gran numero di paesi
diversi.
La
globalizzazione
implica
enormi
vantaggi
per
tutti: il liberismo non sarà garanzia sufficiente di pace, ma certo è che il
protezionismo è stato storicamente una delle cause maggiori di conflitti
commerciali.
Nel corso degli ultimi decenni, lo sviluppo dei
trasporti e delle comunicazioni da un lato e la liberalizzazione delle relazioni
economiche internazionali dall’altro, hanno fatto aumentare enormemente le
dimensioni del commercio mondiale. Inoltre, la liberazione dei movimenti di
capitale ha conferito alla integrazione dell’economia mondiale un significato
ben più profondo.
I nuovi nemici della globalizzazione hanno
motivazioni diverse - per esempio alla riunione dell’Organizzazione mondiale
del commercio di Seattle, alcuni estremisti verdi sostengono la non plausibile
tesi che il commercio mondiale danneggia l’ambiente - ma la motivazione
profonda è una sola: la libertà delle relazioni economiche internazionali,
infatti, è il più efficace strumento di controllo dello strapotere degli Stati
nazionali, dell’abuso del potere politico.
Non è un caso che la liberalizzazione dei
movimenti di capitale sia stata seguita a breve scadenza dalla drastica
diminuzione dell’inflazione in quasi tutti i paesi, da tentativi di
risanamento finanziario perseguiti un po’ ovunque, e dalla quasi totale
scomparsa delle dittature.
In presenza di libertà di movimenti di capitale,
infatti, un paese che persegue politiche aberranti, ostili allo svolgimento
delle attività economiche, viene immediatamente punito dalla fuga di capitali,
che si spostano verso ambienti meno ostili.
Le
politiche liberticide che sono tanto care agli statalisti di tutto il
mondo diventano, quindi, costosissime, addirittura proibitive: il governo
che tentasse di adottarle vedrebbe i capitali fuggire in massa dal paese.
Martino sostiene che i vantaggi sono talmente
rilevanti da essere chiari persino a chi non studia professionalmente questi
fenomeni e dubita che si riuscirà a portare indietro le lancette
dell’orologio della storia.